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Il museo civico Messapico

Museo della civiltà Messapica

vaste museo archeologico

Vaste ha avuto la fortuna di dotarsi di un museo della civiltà Messapica, un interessante contenitore che ha permesso di conservare sul posto reperti di incredibile valore documentale, testimoni di una delle civiltà -probabilmente- meno conosciute dell'area mediterranea.

Il museo civico ha sede nella centrale Piazza Dante, nell'antico palazzo che costituisce la cortina destra della piazza, proprio accanto alla medioevale Porta Terra.

Il museo è in questo periodo in fase di ristrutturazione, allo scopo di presentare nel miglior modo possibile quanto è stato ritrovato nell'area archeologica.

Tra i reperti, degni di nota, sono i cippi messapici provvisti in gran parte di scritture in caratteri simili all'alfabeto greco ma in lingua messapica, un idioma che resta, tuttora, sconosciuto.

vaste museo archeologico

Il museo raccoglie una ricostruzione in legno dell'ipogeo delle cariatidi, con due sepolture: la tomba dell'atleta, riconoscibile dalla presenza di due strigili (lo strigile era lo strumento che gli antichi atleti usavano per raschiarsi di dosso gli oli con cui solevano cospargersi il corpo durante le gare) e la tomba del cavaliere, così chiamata per la presenza, tra gli elementi del corredo funerario, degli sproni.

E si sa per certo che gli antichi Messapi erano abili cavalieri ed allevatori di cavalli: ce lo riporta lo stesso Virgilio che, nella sua Eneide pone il luogo di arrivo dell'eroe Iliaco nella cittadina di Castro, a due passi da Vaste; ciò che vedono i profughi troiani appena prossimi alle coste del Salento sono proprio le colline della serra e dei cavalli, segno evidente che la civiltà dei Messapi, popolo fiero e pacifico, era molto importante in quest'area del mediterraneo.

Tra gli altri elementi conservati sono vasi provenienti dai corredi funerari delle necropoli trovate nell'area, vasellame di epoca romana con i sigilli del produttore e, unico nel suo genere, un vaso in bronzo che conteneva al suo interno un “tesoretto” di ben 150 monete di conio tarantino del III secolo segno evidente dei rapporti commerciali che i Messapi intrattenevano con l'eterna nemica: la città di Taranto, vicino potente e scomodo che riporta nel Salento l'antica rivalità di Atene e Sparta.

Documento creato il 10/05/2011 (10:15)
Ultima modifica del 10/05/2011 (10:15)
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