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Epifania in Friuli

5 e 6 gennaio 2005

In Friuli Venezia Giulia un'Epifania ricca di riti e di storia. Le cerimonie della Messa dello Spadone a Cividale, del Tallero a Gemona, i Pignarūi, antichissimi fuochi propiziatori che illuminano la notte: il 5 e il 6 gennaio rivivono in tutta la regione antichissime e suggestive usanze

Il Friuli Venezia Giulia festeggia l'Epifania con cerimonie e tradizioni che affondano le radici in riti celtici e precristiani. In tutte le località grandi e piccole della regione, al calare della dodicesima notte, quella dell'Epifania, appunto, l'ultima del periodo natalizio, si organizzano altissimi falò propiziatori (detti "pignarūi" o "foghere"), si bruciano feticci, si fanno previsioni sull'andamento dell'anno che sta per iniziare, traendo gli auspici dall'andamento del fumo e delle faville. Ma in alcune storiche cittadine della regione il fascino di questa ricorrenza va oltre, riproponendo, anno dopo anno, gesti millenari che ricordano i fasti del passato.

La Messa dello Spadone a Cividale

La cerimonia che si svolge a Cividale del Friuli risale al periodo più fiorente della vita di questa antica città, che si stende lungo il corso del fiume Natisone, all'imbocco delle omonime Valli.m Porta di antichi traffici con il Centro Europa, fu fondata nel 50 a. C. da Cesare, che le diede il nome di Forum Iulii (da cui deriva Friuli, definizione che si è estesa poi a tutto il territorio). Nel VI secolo d. C. i Longobardi ne fecero la capitale del loro primo Ducato in Italia, e durante il Medioevo, il Patriarca, feudatario del Friuli, vi riceveva l'investitura dell'Imperatore. È proprio questo l'evento che viene riproposto ogni 6 gennaio, nel Duomo di Cividale: in un contesto di grande solennità si celebra in latino la Messa dello Spadone, durante la quale il Diacono si presenta con l'elmo piumato in testa, la spada sguainata nella mano destra e nella sinistra un antichissimo e prezioso Evangelario.

La spada è ancora quella originale appartenuta al Patriarca Marquardo von Randeck, che fece il suo ingresso in città nel 1366, l'evento che si ricorda appunto nel giorno dell'Epifania. Il significato della sua presenza in una cerimonia religiosa è da attribuire al doppio potere del feudatario: temporale (l'arma, appunto) e spirituale (l'evangelario). Con la spada il Diacono di Cividale esegue dei segni di saluto e benedizione, sollevandola e fendendo l'aria. Anche l'elmo piumato sta a significare che il Patriarca era contemporaneamente responsabile di un territorio e delle sue anime.

Il fascino di questa ricorrenza prosegue anche dopo la messa con una spettacolare Rievocazione storica dell'evento e il corteo di personaggi in costume, che si snoda per le vie della città: nobili, dame, armigeri, cavalieri, notabili, ancelle, falconieri, paggi, frati, eremiti, il gastaldo, l'araldo, il boia, il capitano, che indossano preziosi abiti riprodotti fedelmente dai costumi dell'epoca, ricostruiscono alla perfezione quell'atmosfera, immersa nei suoni e nelle melodie tipiche del Medioevo.

Per informazioni: Ufficio I.A.T di Cividale - tel. 0432731461.

La Messa del Tallero a Gemona

Storia e tradizioni epifaniche accomunano a Cividale la cittadina pedemontana di Gemona del Friuli. Situata sulla sinistra del fiume Tagliamento, inerpicata a mezza costa sulle prime pendici dei monti Glemine, Chiampon e Cuarnan, la località è menzionata per la prima volta dallo storico cividalese Paolo Diacono, che nella sua Historia Longobardorum la cita come Castrum Glemonae, una fortificazione longobarda del 611 d.C. Ma la sua origine è ancor più antica: fin dall'epoca preistorica fu uno dei passaggi obbligati verso il Nord Europa. Paleoveneti, Celti e Carni lasciarono il posto ai Romani prima e alle invasioni ungariche dopo. Il periodo di maggior splendore iniziò, però, più tardi e Gemona fu feudo ministeriale nel XI secolo, libera comunità con statuti propri e sede di mercato nel XII, capitale di uno dei cinque distretti amministrativi difensivi del Friuli durante il Trecento. Fu proprio in questo secolo che conobbe il suo maggiore splendore.

E all'epoca si rifanno le cerimonie della Messa epifanica del Tallero, che si svolge tradizionalmente il 6 gennaio: nella medievale via Bini, i cui antichissimi palazzi sono stati perfettamente restaurati dopo il terremoto del 1976, il corteo storico di dame e cavalieri, al suono dei tamburi, accompagna il sindaco fino al Duomo di Santa Maria Assunta, dove ha luogo la Messa. Durante la funzione il primo cittadino, a nome della comunità, offre in dono all'Arciprete, rappresentante della Chiesa, un tallero d'argento, come segno di sottomissione del potere temporale a quello spirituale. Anche in questo caso i gesti, i rituali, i cerimoniali sono rimasti immutati nei secoli. Poi, per tutta la giornata, Gemona si anima con spettacoli, musiche e danze di ambientazione rinascimentale, con una spettacolare Rievocazione storica a cui danno vita centinaia di comparse in ricchi costumi.

Per informazioni, Pro Loco Glemona - Ufficio I.A.T. Informazioni Accoglienza Turistica tel. e fax 0432981441.

Pignarūl Grant a Tarcento

Il 6 gennaio viene acceso tra i ruderi di un castello medievale il Pignarūl Grant di Tarcento, incantevole cittadina ai piedi delle Prealpi Giulie. Chiamata la Perla del Friuli, poiché nella seconda metà dell'Ottocento era diventata il paradiso della villeggiatura dei cittadini di Udine, ha radici antichissime, preistoriche, celtiche e romane. Nell'Alto Medioevo, Tarcento diventa feudo di una famiglia austriaca, che vi costruisce due castelli: di quello di Coia è conservato ancora oggi l'angolo del torrione su cui rimangono le tracce dei piani e ormai quasi invisibili affreschi. Proprio il "Cjscjelàt" (letteralmente "castellaccio") che venne assegnato, assieme al feudo, al nobile friulano Artico di Castel Porpetto, nel 1281, dal patriarca di Aquileia Raimondo della Torre, è la sede del falò epifanico.

L'accensione del fuoco è preceduta, alla vigilia, da una serie di riti: i "Pignarulārs", gli uomini che accenderanno la catasta maggiore e quelle minori, dislocate nelle frazioni di tutta la conca tarcentina, riceveranno dal "Vecchio venerando" - figura a metà tra il druido e il sacerdote che trarrà gli auspici dall'andamento del fumo - il fuoco per l'accensione. La fiaccolata che ne nascerà, si concluderà con la spettacolare Corsa dei carri infuocati, durante la quale i rappresentanti delle varie borgate cercheranno di conquistare il "Palio dei Pignarulārs".

Verso l'imbrunire, un corteo di centinaia di figuranti in costumi medievali attraverserà vie e piazze fino a ritrovarsi ai piedi del colle di Coia, dove il Vecchio Venerando racconterà ancora una volta la storia della solenne investitura feudale di Artico di Castello. Poi, inviterà i presenti, muniti di fiaccole, a seguirlo fino al Cjscjelàt e lassù accenderà il "Pignarūl Grant", attendendo di vedere quale direzione prenderà il fumo: oriente rappresenta la buona annata; occidente cattivi presagi, e quindi un tempo significava la necessità di emigrare per cercare lavoro e fortuna.

Informazioni: Comune di Tarcento tel. 0432780630; Pro loco Tarcento 0432783343.

I falò epifanici

I fuochi epifanici vengono accesi in molti paesi del Friuli Venezia Giulia: nel Medio Friuli, a Cassacco (dove da alcuni anni si tenta di battere il record della realizzazione del falò più alto) e a Tricesimo; nella Bassa, a Latisana, in una vera e propria sfida tra capoluogo e frazioni; nel Pordenonese, a San Vito al Tagliamento (dove l'anno scorso ne sono stati accesi 11), a Sesto Al Reghena e Cordenons, dove gli anziani ancor oggi traggono gli auspici per l'imminente annata agricola. In queste ultime località, le cataste vengono chiamate foghere o "pan e vin" e spesso sulla loro cima viene posto un fantoccio con le fattezze di una strega. Attorno al fuoco si mangia la pinza (un pane tipico, speziato, con uvetta e fichi) e si beve vin brulè, vino rosso caldo insaporito dai chiodi di garofano.

E ha sempre uno scopo propiziatorio il Lancio das Cidulas che tra il 5 e il 6 gennaio si tiene a Comeglians, sulle montagne della Carnia: rotelle infuocate vengono lanciate nella notte lungo i pendii e la loro corsa indicherà buona o cattiva sorte. A Piancavallo, nota località sciistica del pordenonese, il 5 gennaio, dalle ore 17 in poi, si terrà una grande fiaccolata dei maestri di sci. A seguire, falò, pinza e vin brulè con musica dal vivo, mentre nei locali verrà servito come aperitivo un bicchiere di vino. Nei comuni della pedemontana pordenonese i fuochi vengono accesi anche la sera del 5 gennaio. Nel Tarvisiano, alla vigilia dell'Epifania, le befane scendono nelle piazze di Tarvisio, mentre a Stolvizza di Resia è in programma la rappresentazione della discesa della Stella cometa, con l'arrivo dei Re Magi nel presepe vivente. Sempre sulle montagne del Tarvisiano e della Val Canale-Canal del Ferro, il 6 gennaio, una fiaccolata, a Fusine, accanto agli omonimi laghi, preannuncia l'arrivo della Befana; per le strade di Pontebba si snoda la sfilata dei Re Magi e a Moggio Udinese la Befana anticipa l'accensione del Pignarūl.

Per informazioni sulle manifestazioni in Friuli Venezia Giulia: Numero Verde Turismo Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia 800 016044.

Comunicato segnalato da studio Agorà

Documento creato il 06/01/2005 (17:03)
Ultima modifica del 06/01/2005 (17:03)

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